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Firenze

La chiesa di Santi Apostoli

Cenni storici di Santi Apostoli:

Sulla facciata della chiesa dei Santi Apostoli, si trova un'antica lapide (oggi sostituita da una copia) che indica che questa venne fondata nell' 805 da Carlo Magno alla presenza dei suoi paladini e della sua corte. Anche la trecentesca Cronaca di Giovanni Villani indicano questa cosa. Gli storici dubitano però di questi documenti, risalenti, secondo loro, a qualche secolo dopo i presunti fatti, e datano la fondazione della chiesa attorno alla fine dell'XI secolo. Questa leggenda comunque conferma che già prima dell'anno mille doveva esistere una chiesa dedicata ai Santi Apostoli, ricordata come antichissima in testi dell'XI secolo. Questa è sicuramente una delle più antiche e ricche di storia di Firenze, e anche una delle poche ad avere i caratteri stilistici del periodo alto medioevale, grazie anche a delle opere di restauro che hanno prediletto lo stile più antico. La chiesa venne eretta presso una necropoli romana, in parte venne costruita con materiali provenienti dalle vicine terme romane.La chiesa si affaccia sulla piccola Piazza del Limbo, chiamata così perchè in antichità ospitava un cimitero per i bambini morti prima di essere battezzati. L'edificio originario, fu sostituito all'attuale basilica la cui architettura sembra risalire alla metà dell'XI secolo, cioè al grande momento del romanico fiorentino. La chiesa fu costruita secondo il tradizionale impianto basilicale a tre navate terminanti in un'abside semicircolare; le colonne in bozzette di marmo verde di Prato, con bellissimi capitelli corinzi e compositi, sostengono arcate a tutto sesto. Il soffitto a capriate lignee, che conserva l'originale policromia, fu ricostruito nei restauri effettuati nel 1300, condotti dal priore Ugolotto degli Altoviti. Dopo i restauri vennero recuperati anche dei mosaici primitivi sul pavimento, questo include inoltre numerose lastre tombali di membri della famiglia Altoviti e di altre importanti famiglie fiorentine, come ad esempio gli Acciaiuoli. La zona absidale mostra la tipica semplicità della struttura romanica con le pietre grezze squadrate lasciate a vista. Nell'abside si trova il Monumento funebre di Antonio Altoviti, questo si presenta con una nicchia a due volute legate alle porte laterali sormontate dai busti di Carlo Magno e Antonio Altoviti realizzati da Giovan Battista Caccini. La sua forma basilicale, che riprende le architetture paleocristiane, ribadiscono il legame tra la Firenze del medioevo e l'antica Roma, pagana e cristiana. La semplicità dell'interno con gli archi a tutto tondo sulle colonne si dice che abbia ispirato il Brunelleschi; fu di questa chiesa "ancorchè piccola di bellissima maniera", narra Giorgio Vasari nella biografia del Brunelleschi, "non sdegnò di servirsi per modello nel fare la chiesa di Santo Spirito e quella di San Lorenzo", preferendola all'architettura duecentesca considerata barbara. L'elegante evocazione della classicità, è l'elemento fondante dello stile che dette l'avvio al rinascimento. Nel 1500 furono realizzate le cappelle lungo le navate laterali, queste non stonano con l'insieme perchè piccole e sobrie. A seguito della controriforma anche questa chiesa fu arricchita secondo il gusto manierista con una serie di dipinti, su temi tipicamente tridentini. Nonostante ciò non perse la sua elegante semplicità, messa in evidenza nei restauri del 1930. All'interno della chiesa si possono ammirare importanti opere come ad esempio l'Aquasantiera di Benedetto da Rovezzano, del XVI secolo, sempre dell'artista è il monumento funebre di Oddo Altoviti, del 1507. Una pala d'altare è di Giorgio Vasari e rappresenta l'Immacolata concezione. Il monumento funebre di Bindo Altoviti, sopra la porta della sagrestia, con un monumento allegorico della Carità, è stato realizzato da Bartolomeo Ammannati con l'ausilio dei suoi allievi nel 1570. L'altare maggiore è realizzato in marmi bianchi e verdi in stile neo-romanico. Di Maso da San Friano è invece la pala d'altare raffigurante l'Adorazione dei pastori, della seconda metà del'XVI secolo; dello stesso autore, nelle pareti laterali sono S.Andrea e l'arcangelo Raffaele e Tobiolo. Il capolavoro della chiesa è sicuramente il Tabernacolo eucaristico in terracotta invetriata policroma, di Andrea e Giovanni della Robbia. Questo è posto in fondo alla navata sinistra. Fu realizzato da Andrea nel 1512, verso la fine della sua carriera. Di Giovanni sono da attribuire i putti che compaiono sulla sommità. Completano la chiesa la semplice facciata in stile romanico, con bozzette di pietra a vista, come pure sui fianchi, i quali sono per la maggior parte nascosti dagli edifici intorno; sul retro è possibile ammirare l'originaria abside semicircolare e al suo fianco si trova la torre campanaria ricostruita, nella parte superiore, su disegno di Baccio d'Agnolo nel XVI secolo. Il portale della facciata è in marmi bianchi e grigi, di Benedetto da Rovezzano del 1512, con gli stemmi degli Altoviti, il lupo rampante. L'alluvione del 1966 ha recato gravi danni alla chiesa, ancora oggi alcune opere pittoriche sono in restauro. Nella chiesa vengono custodite le scaglie di pietra focaia che la tradizione vuole provenienti dal Santo Sepolcro di Gerusalemme, donate nel 1096 da Goffredo di Buglione a Pazzino de' Pazzi per il valore da lui dimostrato durante la prima crociata. Con queste pietre viene acceso, la mattina di Pasqua, il "fuoco sacro", portato in processione fino al Duomo, con un prezioso braciere in argento e rame dorato. Questo fuoco serve ad accendere la "colombina", dando inizio al famoso Scoppio del carro.