Santa Maria Novella sorge sull'omonima piazza vicino alla stazione centrale. I Domenicani nel 1221, presero possesso del piccolo oratorio dedicato alla Madonna, che sorgeva fuori dalle mura della città. I domenicani erano frati predicatori e scopo dell'ordine era l'istruzione e l'evangelizzazione delle masse, il piccolo oratorio non era sufficiente a tali obbiettivi. La chiesetta di Santa Maria delle Vigne si trasformò in meno di due secoli nella nuova o novella Santa Maria. I domenicani fecero a gara con i francescani di Santa Croce, per arricchire la loro chiesa delle opere d'arte più "nuove" e prestigiose. Oggi la chiesa di Santa Maria Novella può essere annoverata fra le massime concentrazioni d'arte sacra del mondo. Il progetto della basilica, risalente a metà '200, spetta ai conversi fra Sisto e fra Ristoro, i lavori per le navate iniziarono solo nel 1279. La pianta a croce latina, ricorda gli schemi cistercensi. Sei campate, la cui dimensione diminuisce avvicinandosi al coro, precedono il transetto; un'abside a pianta quadrata è affiancata da quattro cappelle simmetricamente disposte ai suoi lati. La navata centrale molto ampia, la non comune altezza degli archi cuti che mettono in comunicazione le tre navate e la minima differenza di quote fra le volte a ogiva di queste fanno apparire la chiesa come una grande aula. Dei semplici oculi danno luce alla navata centrale, mentre delle monofore illuminano quelle laterali. L'effetto "prospettico" è esaltato dalla effettiva riduzione della distanza fra un pilastro e l'altro procedendo verso l'abside. Gli altari laterali, rinnovati da Giorgio Vasari nella seconda metà del XVI secolo e di nuovo manomessi nell'800, raccolgono un campionario insigne di pittura fiorentina di età manieristica. I più grandi pittori del tardo '500 da Vasari a Jacopo Ligozzi, da Alessandro Allori al Pacetti, a Santi di Tito. Fra le cappelle del transetto meritano particolare attenzione la cappella di Filippo Strozzi, dipinta con Storie dell'apostolo Filippo da Filippino Lippi fra il 1497 e il 1502, dietro l'altare si trova la tomba di Filippo Strozzi con una scultura di Benedetto da Maiano. Nella cappella Rucellai si conserva una lastra tombale in bronzo del Ghiberti del 1425 e una Madonna con Bambino di Nino Pisano. Gli affreschi, molto danneggiati, sono attribuiti al Maestro della Santa Cecilia. Il pannello sul muro sinistro fu dipinto da Giuliano Bugiardini. nella cappella dell'altar maggiore resa luminosissima dalle grandi vetrate policrome, si stendono gli affreschi che Domenico Ghirlandaio coadiuvato dalla bottega dipinse dal 1485 al 1490 su incarico di Giovanni Tornabuoni. Un ciclo pittorico fra i più suggestivi del '400 in cui le Storie della Vergine e del Battista diventano pretesto per una rappresentazione fedele e affascinante della vita e dei costumi rinascimentali. A questi affreschi lavorò anche un giovanissimo Michelangelo. Il Crocifisso è opera del Giambologna. Le vetrate policrome furono eseguite da Alessandro Agolanti su disegno del Ghirlandaio. Accanto si trova la cappella Gondi dove si trova il prezioso Crocifisso ligneo che il Brunelleschi, secondo un aneddoto del Vasari, scolpì a gara con Danatello. Venne disegnata da Giuliano da Sangallo. le volte contengono affreschi fra i più antichi della chiesa. La vetrata risale all'800. In fondo al transetto c'è la cappella Strozzi, sopraelevato. Questa è decorata da affreschi di Nardo di Cione, con il Giudizio finale ,il Paradiso e l'Inferno; un polittico dell'altare di Andrea Orcagna della metà del '300, uno dei complessi figurali più impressionanti che l'immaginazione religiosa del medioevo ci abbia lasciato. Poi vi è la cappella Bardi, affrescato da Spinello Aretino nel '300. Sull'altare si trova la Madonna del Rosaio di Giorgio vasari del 1568. Nella navata sinistra si trova la sagrestia costruita verso il 1380. All'interno si trova un Crocifisso con Madonna e San Giovanni Evangelista di Giotto. Vi è anche una fonte in marmo e terracotta invetriata di Giovanni della Robbia. Gli armadi furono disegnati da Bernardo Buontalenti, alla fine del 1500. I dipinti appesi alle pareti sono del Vasari e altri pittori manieristi. La vetrata fu realizzata da Niccolò di Pietro Gerini nel 1386. Sulla parete della navata sinistra è dipinta la celebre Trinità di Masaccio, nel 1427. Il mistero trinitario è rappresentato in figure nelle persone sovrapposte dal Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ai lati si trovano le figure della Madonna e di S.Giovanni; in primo piano, inginocchiati, si trovano i committenti. E' un'opera di perfetta tenuta prospettica e di altissima suggestione religiosa. Può essere considerata un vero e proprio manifesto della pittura rinascimentale ed è uno dei vertici più alti dell'arte di tutti i tempi. Al centro della facciata si trova la vetrata realizzata intorno al 1365, vi è rappresentata l'Incoronazione della Vergine con schiere di angeli danzanti, nella cornice esterna son raffigurati i profeti. Fra il 1458 e il 1470 Leon Battista Alberti realizzò la parte superiore della facciata su commissione di Giovanni Rucellai. Armonizzando gli elementi preesistenti con quelli rinascimentali. Le lunette sopra le porte furono dipinte da Ulisse Ciocchi nel 1600. Completano la basilica gli avelli, delle nicchie usate come sepolcri, che si trovano nella fascia inferiore della facciata, nel recinto del piccolo cimitero e lungo la via che da essi prende il nome. In uno di questi venne sepolto Domenico Ghirlandaio. Il cimitero si apre sulla sinistra della chiesa, usato come luogo di sepoltura fino alla fine del XIX secolo. Vi si apre la cappella Pura, risalente al 1474 e ricostruita nell'800. Vi è conservata una lunetta con una Madonna con Bambino e Santa Caterina, del '300. Sull'altare un Crocifisso ligneo realizzato da Baccio da Montelupo nel 1501. Vi sono anche due chiostri: il Chiostro dei Morti costruito nel 1270. Presenta arcate con volte a crociera ribassate soprastate da un ballatoio che porta dal dormitorio alla sagrestia. Poi il Chiostro Verde costruito nella metà del '300 da fra Jacopo Talenti con affreschi di Paolo Uccello "a terra verde", della prima metà del XV secolo, con le Storie della Genesi. Sul lato settentrionale si apre il Cappellone degli Spagnoli affrescato da Andrea Bonaiuti nel 1367. Poi vi è il refettorio, originariamente decorato da Andrea Bonaiuti, ridipinto da Alessandro Allori nel 1592, con un Cenacolo in parte su tela. Si trova anche un polittico di Bernardo Daddi. Il Chiostro Grande fu affrescato dal Poccetti, Santi di Tito, Alessandro Allori e altri, con le Storie di Cristo e di Santi domenicani. Al primo piano esistevano gli appartamenti usati dai pontefici in visita alla città. La cappella dei Papi, venne affrescata da Ridolfo del Ghirlandaio e del Pontormo, nel 1515 circa. Il soffitto è dipinto a motivi a grottesche su fondo scuro, originali.