La chiesa di San Miniato a Monte è collocata in una delle zone paesistiche più suggestive del mondo,l'antica basilica domina la città che si estende ai suoi piedi insieme al palazzo merlato che le sta accanto,antica residenza estiva dei vescovi fiorentini, la chiesa costituisce un complesso straordinariamente pittoresco che può essere notato da molte parti di Firenze e che è quasi il significato di emblema della civiltà medioevale toscano. L'edificio sacro venne realizzato fra il XI e il XIII secolo ed esso è giunto fino a noi sostanzialmente intatto.Nell'VIII secolo venne eretto un santuario e una cappella,nel luogo dove visse l'eremita San Miniato, primo martire della città.Sotto il vescovo Alibrando,nel 1013, vennero iniziati i lavori dell'attuale chiesa e,proseguirono sotto l'imperatore Enrico II.Inizialmente ero un monastero benedettino, poi passò all'ordine cluniacense ed infine, nel 1373, passò agli Olivetani che lo abitano tutt'ora; questi producono miele,tisane e liquori che vendono in un negozietto adiacente alla chiesa.
La facciata,iniziata nel 1090,di linea severa e armoniosa,intarsiata di marmi verdi e bianchi secondo il tipico accostamento cromatico toscano,è dominata da un mosaico del 1260 con il Cristo in trono fra i SS.Maria e Miniato.La parte superiore risale al XII secolo circa.Il campanile crollò nel 1499 e venne sostituito nel 1523 ma rimase incompiuto. In San Miniato a Monte, come nel Battistero, la composizione disegnativa ha il sopravvento su quella strutturale.La fascia inferiore della facciata, l'unica ad essere stata ultimata già fin dal XII secolo.Essa non è preceduta da alcun tipo di portico ma le semicolonne con capitelli compositi sormontati da cinque archi a tutto sesto ve ne "disegnano" idealmente uno.
All'interno la basilica presenta una semplice pianta rettangolare a tre navate. La cripta seminterrata, il presbiterio rialzato, la presenza di un'unica abside e la copertura a capriate costituiscono, un evidente aderenza ai modelli costruttivi paleocristiani. La mancanza delle volte a crociera rende inutile la costruzione di molti pilastri. Il loro numero viene ridotto a quattro e le tre campate nelle quali essi dividono la navata centrale si dilatano assumendo forma rettangolare. La successione dei volumi, risulta meno incalzante e la sensazione che ne deriva è quella di una grande e serena classicità.
Il pavimento geometrico risale al 1207, guida al centro della navata dominata dalla Cappella del Crocifisso realizzata da Michelozzo nel 1448, un armoniosa architettura che ospitava il venerato Crocifisso di S.Giovanni Gualberto, ora in S.Trinita; la cappella è decorata da pannelli attribuiti ad Agnolo Gaddi. La decorazione in terracotta della volta è di Luca della Robbia. L'inserto rinascimentale si accorda perfettamente alla semplice e armoniosa forma dell'edificio romanico. Sul ponte presbiteriale, circondato da un mirabile recinto duecentesco a tarsie di marmi policromi, l'attenzione è immediatamente focalizzata dall'impressionante mosaico dell'abside con il Cristo benedicente fra la Vergine e S.Miniato e i simboli degli Evangelisti, una delle più vigorose rappresentazioni sacre di età romanica. Ai lati dell'abside, collocate sugli altari, sono notevoli due tavole trecentesche: particolarmente importante è quella che raffigura S.Jacopo con storie della sua vita di Jacopo di Casentino. Molte opere di età gotica e rinascimentale ornano l'edificio. Sulla parete destra, decorata da una serie di affreschi tardo gotici di Paolo Schiavo, Spinello Aretino e Rossello di Jacopo, si apre l'accesso alla bella sagrestia completamente affrescata da Spinello Aretino, dopo il 1387,con le Storie di S.Benedetto, si tratta di uno dei cicli pittorici trecenteschi più suggestivi che si conservano a Firenze. La parte più antica della chiesa è la cripta, sormontata dall'altare maggiore, che si suppone contenga le ossa di San Miniato. Le volte sono decorate da affreschi di Taddeo Gaddi. Il presbiterio della basilica poggia su di un pontile sopraelevato che ha sotto la cripta. Limita il presbiterio un recinto in marmo scolpito e intarsiato, in cui è inserito il mirabile pergamo.Contiene un magnifico pulpito romanico del 1207. Il catino dell'abside è decorato da un mosaico del 1297, con lo stesso motivo di quello della facciata e forse anche dello stesso artista. Il Crocifisso che domina l'altare è attribuito a Luca della Robbia. Il leggio è sostenuto dall'aquila, simbolo dell'evangelista Giovanni, la quale poggia a sua volta su di una figura maschile. Il gusto monumentale e insieme finemente decorativo della civiltà artistica romanica è qui espresso ai suoi livelli più alti. La navata sinistra ospita uno stupendo gioiello di arte rinascimentale: la celebre cappella detta del cardinale del Portogallo, dove è sepolto Jacopo di Lusitania, arcivescovo di Lisbona, morto a Firenze nel 1459. Questa è l'unica tomba che si trova nella chiesa. Dal 1461 al 1467 un eccezionale gruppo di artisti lavorò alla realizzazione di questa cappella funebre. Antonio Manetti progettò la parte architettonica, finita dopo la sua morte, da Giovanni Rossellino. Il bellissimo sepolcro è opera di Antonio Rossellino. Luca della Robbia fornì le piastrelle policrome della volta e i cinque tondi in rilievo con lo Spirito Santo e le Virtù cardinali; Alessio Baldovinetti dipinse l'Annunciazione della Vergine sul lato sinistro, gli Evangelisti e i dottori della chiesa nelle lunette. Antonio e Piero del Pollaiolo, infine, dipinsero la pala d'altare.
Accanto alla chiesa si trova il bel monastero, documentato fin dall'origine della chiesa, ma rifatto solo nel 1426. La decorazione pittorica fu affidata a Paolo Uccello, che eseguì gli affreschi nel refettorio nuovo e nel chiostro dove si trovano le Storie dei santi padri. Questi vennero imbiancati e riportati alla luce le sinopie, nel secolo scorso. A fianco del chiostro venne costruito nel 1295, la residenza estiva dei vescovi, diventato nel 1337 monastero, usato poi come scuderia ed ospedale. Il complesso è circondato da mura difensive, costruite in modo frettoloso da Michelangelo e modificate nella costruzione di una vera fortezza nel 1553 sotto Cosimo i.e. mura racchiudono il cimitero delle Porte Sante. L’idea del cimitero nacque nel 1837 circa, il progetto fu affidato a Niccolò Matas e, nel 1864 a Mariano Falciani.Il progetto del cimitero si accrebbe parallelamente allo sviluppo della nuova rete viaria, elaborata dal Poggi che, con l'apertura del Viale dei Colli e dello scalone monumentale, creava nuove modalità d’accesso alla basilica. Il cimitero accoglie le salme di illustri personaggi,fra i quali:Carlo Collodi, Pietro Annigoni, Luigi Ugolini, Giovanni Papini, Vasco Pratolini, Libero Andreotti e Giovanni Spadolini.