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Firenze

La chiesa di San Marco

Cenni storici della chiesa San Marco:

Il complesso di San Marco fu fondata dai monaci Silvestrini nel 1299. Quando l'ordine venne soppresso, papa Eugenio IV affidò la chiesa e il complesso ai Domenicani di Fiesole, che dal 1435 ad ora lo abitarono. Questi hanno rappresentato nei secoli, per la città, un autentico faro di cultura, civiltà e spiritualità. Nel 1437 Cosimo il Vecchio decise di avviare la ristrutturazione di tutto il complesso. I lavori furono affidati a Michelozzo, che modificò l'antica struttura trecentesca e il resto del convento.

Architettura della chiesa di San Marco

La chiesa di San Marco presenta un'unica navata con numerose cappelle laterali, disegnate alla fine del '500 dal Giambologna, e ornate da tavole cinquecentesche e seicentesche. Nel XVII secolo vennero realizzate la tribuna e il soffitto intagliato. Altre trasformazioni vennero effettuate nel 1678 da Pier Francesco Silvani. L'interno è in stile prevalentemente barocco.
La sagrestia, realizzata da Michelozzo, è uno degli ambienti rinascimentali più suggestivi e meglio conservati di Firenze. Al culmine dell'armonioso arco trionfale a tutto sesto, brilla ancora lo stemma dei Medici.

I capolavori custoditi all'interno di San Marco

Fra le opere conservate all'interno della chiesa di San Marco, la più antica è sicuramente un Crocifisso, sopra la porta d'ingresso nella controfacciata, una pittura su tavola del '300 fiorentino. Attribuito ad un seguace di Giotto, raffigura il Cristo fra i testimoni della Passione, rappresentati a mezzo busto nelle due tabelle polibole laterali.

La complessa simbologia cristologica è rappresentata con la nobile astrazione e il maestoso realismo tipici della civiltà pittorica giottesca. Nel terzo altare di destra si trova il mosaico dell'VIII secolo, proveniente da Roma, che raffigura la Madonna orante. Del Beato Angelico è un altro Crocifisso dipinto fra il 1425 e il 1428. Nel primo altare a destra si trova invece San Tommaso in preghiera davanti al crocifisso di Santi di Tito della fine del '500.
Nel secondo altare si trova una tavola rappresentante la Madonna e santi di Fra Bartolomeo.

Il valore storico culturale della chiesa di San Marco

La sagrestia conserva arredi sacri dal '400 al '600, qui si trovava il sepolcro di Sant' Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze dal 1446, che presenta la figura del santo in bronzo. Le sue spoglie furono poi portate sotto l'altare della cappella Salviati a lui dedicata, realizzata dal Giambologna fu affrescata dal Passignano con la Traslazione e ricognizione del santo. La cappella fu decorata con marmi, bronzi e dipinti di Alessandro Allori e del Poppi.

La cupola della chiesa di San Marco è opera di Bernardino Poccetti, autore anche degli affreschi della cappella del Sacramento, decorata con tele di Santi di Tito, Francesco Curradi e altri.
La chiesa presentava una facciata grezza, soltanto alla fine del '700 assunse l'attuale forma, dalle linee sobrie e un po' fredde, in stile neo classico.

In San Marco furono sepolti: Giovanni Pico della Mirandola, il poeta Angelo Poliziano. La chiesa oggi non fa più parte del convento, che ospita invece il Museo Nazionale di San Marco.

Il convento di San Marco

Anche la ricostruzione del convento venne affidata a Michelozzo. Questo seppe conferire al convento un carattere di ariosità e al tempo stesso di spoglia funzionalità, in grado di venire incontro alle esigenze dei frati. L'opera di Michelozzo venne affiancata dal beato Angelico, che portò avanti un preciso piano di decorazione del complesso, ispirato alla linea di purezza e armonia che raggiungeva il progetto dell'architetto fiorentino.

In ogni cella venne dipinto un episodio del Nuovo Testamento, presentato come oggetto di meditazione, in conformità con il pensiero di Sant'Antonino, che vedeva nella pittura un efficace mezzo catechetico. Una delle migliori opere dell'Angelico è la delicatissima Annunciazione della terza cella del dormitorio. Del complesso fanno parte anche la biblioteca, destinata a divenire il modello di tutte le successive, a tre navate, quella centrale è voltata a botte, queste sono scandite da una fila di esili colonne ioniche in pietra serena, che giocano con l'intonaco bianco delle pareti e delle volte.

Il Vasari definì il convento "il più bello e comodo" d'Italia. Cuore architettonico e spirituale dell'intero complesso è il chiostro di Sant'Antonino, che prende il nome del Domenicano Sant' Antonino, che fu il vescovo più amato e venerato della storia fiorentina. Anche questo è opera Michelozzo, di forma quadrangolare, è chiuso su ogni lato da un portico ad arcate ribassate, scandite da colonne ioniche poggianti su plinti. Le lunette interne furono affrescate con gli episodi della vita di Sant'Antonino da Bernardino Poccetti,  Alessandro Tiarini ed altri, tra il 1602 e il 1604.

Sempre su commissione di Cosimo il Vecchio fu eseguita la campana del convento, attribuita, dopo il restauro del 1999, a Donatello e Michelozzo. Un fregio di putti corre intorno a questo raffinato lavoro in bronzo. Nel 1498 la campana venne confiscata e trasferita a San Miniato a Monte, nel 1511 venne restituita a San Marco su ordine di papa Giulio II.

Nel refettorio piccolo del convento, si trova un Cenacolo di Domenico Ghirlandaio. Questo affresco si presenta molto ben conservato, nella stesura pittorica è probabile un intervento di Davide Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi.

Nel convento vissero ed operarono molti fra i più importanti rappresentanti della cultura e della spiritualità quattrocentesca tra cui: Sant' Antonino, Cosimo il Vecchio, Fra Bartolomeo, il Beato Angelico e Girolamo Savonarola, nemico della tirannia medicea e della corruzione ecclesiastica, per questo venne impiccato ed arso in piazza della Signoria nel 1498.