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Chianti

Il Vino

Fin dal medioevo esiste una vocazione vinicola del Chianti. Famiglie come i Ricasoli, a Brolio dal 1141 e gli Antinori dal 1385, sono giunte oggi alla ventesima generazione, la loro ininterrotta presenza su queste terre contribuisce a scrivere pagine di storia e a rendere la denominazione "Chianti" una delle più antiche della Toscana.
Nel 1716 il granduca Cosimo III stabilì regole e controlli per la corretta produzione di quattro vini regionali: il Chianti, il Pomino, il Carmignano e il Valdarno di sopra, per i quali adottava una forma di tutela basata su criteri geografici.
Lo scenziato e scrittore Francesco Redi scrisse "Bacco in toscana" dove elogiava i vari vini della zona. Il vino Chianti descritto da Redi è molto diverso da quello che conosciamo oggi. Nella metà del '700 l'Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753, sperimentò la mescolanza dei vari tipi di vitigni, cercando di individuarne le caratteristiche prima di procedere all'uvaggio per ottenere il vino. Dal 1834 il Barone Ricasoli si dedicò al miglioramento dlle tecniche agricole nei suoi possedimenti, giungendo nel 1874 a definire l'uvaggio del Chianti, al quale si sarebbe ispirato nel 1984 il disciplinare. All'epoca era composto per il 70% da Sangiovese, 15% da Canaiolo, 10% da Trebbieno e Malvasia ed il 5% da vitigni complementari tra cui il Mammolo e il Colorino.
Nel 1878 il Chianti si aggiudicò la sua prima medaglia d'oro all'esposizione nazionale di Parigi. Il 14 Maggio del 1924 un gruppo di 33 produttori dette vita ad un consorzio chiamato Gallo Nero, il cui scopo era la salvaguardia del vino Chianti e del suo marchio, un gallo nero su fondo oro. Su questo simbolo vi è una leggenda risalente all'epoca in cui Firenze e Siena, decisero di ridisegnare i confini del territorio .Per far ciò i governi delle due città decisero che da ciascuna partisse un cavaliere diretto verso le mura nemiche al canto del gallo, nel punto del loro incontro si sarebbero tracciati i nuovi confini. I fiorentini ,giocando d'astuzia, scelsero un galletto nero tenuto a digiuno, il quale cantò prima dell'alba consentendo al cavaliere di percorrere più strada di quello senese, raggiungendo il castello di Fonterutoli, dove agli inizi del '200 vennero firmati vari trattati. Questo marchio è stato poi messo su tutte le bottiglie di Chianti prodotte dagli anni '20 fino ad oggi, con all'interno di un sigillo rosso, la scritta circolare Consorzio vino Chianti Classico. La sede si trova a Sant'Andrea in Percussina nel comune di San Casciano in Val di Pesa. Non tutti i produttori di Chianti Classico aderiscono al consorzio, come ad esempio le aziende: Marchesi Antinori, Barone Ricasoli, Montevergine ed altri. L'area di produzione del Chianti si estende oltre i confini della zona più antica di produzione, comprendendo ben sei province: Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.