San Casciano
Itinerari turistici in Toscana:
Agriturismi nel Chianti
San Casciano è il centro abitato più consistente del Chianti, l'unico che mostra i connotati della cittadina. E' assai bella, con le mura del 1300 in alcuni tratti ben conservate, le chiese, i palazzi rinascimentali e barocchi. Inizialmente la popolazione risiedeva nelle vicinanze della Pieve di S. Cecilia a Decimo. Per la sua posizione poco difendibile, la popolazione si spostò in un nuovo centro dotato di mura: il castello di San Casciano.
San Cascino passò sotto il dominio della repubblica fiorentina dopo il 1272. Subì le scorrerie di Castruccio Castracani, duca di Atene, durante il suo breve dominio venne decisa la costruzione di un giro di mura, i lavori vennero però abbandonati alla caduta del duca, vennero terminati nel 1356 con torri e quattro porte. Alcuni palazzi cittadini vennero costruiti da nobili borghesi fiorentini. Nel contado vennero erette ville prestigiose, su resti di antichi castelli o al centro di possedimenti agricoli.
Da ricordare le chiese: della Collegiata, ricostruita nel 1700, si trova nella parte alta del paese e conserva l'Annunciazione del Ghirlandaio. Poi la chiesa di Santa Maria del Gesù, che conserva una Madonna della scuola fiorentina del'300. La chiesa di San Francesco della fine del '400. Nelle vicinanze dell'ultima porta conservata, si trova la chiesa di Santa Maria del Prato, inizialmente la chiesa e il convento domenicano si trovavano fuori dalle mura, in un prato, da qui il nome.
A fianco si trova un edificio usato come ospedale. L'erezione della chiesa risale al 1335 su commissione del cardinale Latino. E' l'edificio religioso più ricco di opere d'arte del Chianti. La cappella maggiore e le pareti dell'unica navata avevano degli affreschi coperti successivamente. Il Pergamo,commissionato dalla famiglia dei Bonaccorsi detti di Lapo, venne realizzato da Balducci da Pisa, allievo di Andrea Pisano. Sull'altar maggiore si trova una tavola con la Vergine con il bambino e una piccola figura genuflessa su un lato, opera di un maestro fiorentino del '300. Dello stesso periodo sono le due tavole di San Francesco d'Assisi e San Pietro, poste ai pilastri laterali della cappella maggiore, attribuiti a Taddeo Gaddi. La croce gotica dipinta, appesa alla parete destra è di scuola giottesca. La Madonna del Rosario fu dipinta da Matteo Rossellino, mentre la Crocifissione di Cristo è di Jacopo Vignoli, l'Agonia di S.Carlo Borromeo è di Lodovico Carati. Nella sagrestia si trova la tavola con la Vergine in trono attribuita a Bartolomeodella Porta. Vicino si trova la Pieva di S.Cecilia a Decimo, già ricordata in alcuni documenti del 1043. Venne restaurata e modificata più volte nel corso dei secoli,specie in epoca barocca. Oggi si presenta con un portico che precede la facciata a capanna. L'interno è diviso in tre navate con tracce di affreschi alle pareti. Sopra al coro si trova una tavola con la Madonna con bambino della scuola fiorentina del '500. Sul lato sinistro si innalza il campanile. Ogni Lunedì in paese si tiene il mercato.
La splendida posizione
Sul punto più elevato dei poggi che separano la
Val di Pesa dalla Val di Greve, lungo la via Cassia, sorge, in una incantevole posizione,
San Casciano . Dista da Firenze solo 15 Km ed è facilmente raggiungibile dalla città transitando sulla via Cassia o per mezzo della superstrada Firenze-Siena.
La storia
Fino dall'età romana fu una stazione di posta o "mansio" eretto in cima alla discesa per Firenze dove era posta la decima pietra miliare della colonia fiorentina.
Per tale motivo la Pieve di S.Cecilia, che si trova in prossimità della strada romana, fu chiamata "a Decimo".
Il primo documento scritto sulla località si trova in una
pergamena del 1043 custodita nella non lontana
Abbazia di Passignano, ma la località , come risulta dai numerosi ritrovamenti
etruschi,era abitata fino dal VIII sec. avanti Cristo.
Inoltre la storia della zona, che spesso si confonde con la leggenda, risulta dagli innumerevoli luoghi, ben più antichi del capoluogo, le Pieve di Santa Cecilia a Decimo, la Pieve di Santo Stefano a Campoli, la Pieve di San Pancrazio e la Pieve di San Giovanni in Sugana, ricche depositarie di ricordi più che millenari. In queste "Pievi" Corrado Marchese di
Toscana rinunciò al diritto di "albergheria" in favore del vescovo fiorentino Gottifredo nell'anno 1127.
San Casciano in quel tempo era un
piccolo borgo raccolto attorno alla chiesa, provvisto di una sede per il Podestà e di una ben organizzata posta per i cavalli. La vicinanza di Firenze e la amenità dei luoghi, attraversati continuamente da mercanti e soldati, mise questa terra a contatto con gli eventi più famosi della storia romana ed italiana.
Il battesimo del fuoco per questa contrada avvenne nel XIV secolo quando il primo novembre del 1312, l'imperatore Arrigo VII, tolto l'assedio a Firenze si accampò sul poggio di San Casciano occupando il borgo. I danni materiali sofferti furono ingentissimi poiché l'Imperatore mandò il fratello Baldovino di Lussemburgo arcivescovo di Treviri ad occupare e devastare tutti i castelli posti in Val di Pesa e Val di Greve.
Nell'archivio provinciale di Coblenza esiste, tuttora, un codice contenente preziose miniature relative alla vita di Arrigo VII a S.Casciano.
Dalla partenza dell'imperatore trascorse poco tempo e Castruccio Castracani, in guerra con Firenze, giunse a San Casciano e distrusse tutto il borgo. Nel 1343, Gualtieri di Brienne duca di Atene, preso il potere in Firenze, si rese conto della importanza strategica di S.Casciano ed iniziò una prima cerchia di fortificazioni. Tanta era la considerazione del Duca per questo luogo che volle chiamarlo Castel Ducale, ma la cacciata del Brienne da Firenze interruppe i lavori di fortificazione appena iniziati.
Il 4 luglio del 1354 San Casciano fu nuovamente messo a ferro e fuoco dalle armate di Fra Moriale D'Albano, tanto che per liberarsi di questo flagello la repubblica fiorentina fu costretta a pagare ben 16.000 fiorini d'oro.
Toccata nei suoi forzieri la repubblica fiorentina rinsavì e nel gran libro delle "Provvisioni" si può leggere << Si fortifichi Sancasciano >>.
I lavori per la costruzione delle mura e del "Cassero" furono prontamente iniziati e terminarono nel settembre del 1356.
Il recinto delle mura, ancora in parte ben conservato, chiuse tutto il poggio includendo il borgo, la chiesa, il palazzo del podestà ed il cassero. Da allora San Casciano si impose agli eserciti del tempo come una fortezza munitissima ed imprendibile, cessarono i saccheggi e proseguì quella stagione fertilissima di artisti, fiorentini e senesi, che tante opere hanno lasciato in questa zona.
Nel 1304 fu costruita nel borgo di San Casciano una chiesa intitolata a
Santa Maria al Prato. I padri Domenicani, che la fecero edificare, vollero che questa chiesetta, con annesso convento e ricovero per i pellegrini, fosse alla altezza della loro colta tradizione, chiamando a lavorare per in essa i più famosi artisti dell'epoca. Nel 1339 Ugolino di Nerio stava dipingendo in questo luogo quando, transitandovi diretto alla corte papale di Avignone, si fermò, forse a salutare l'amico , Simone Martini, che volle dipingere per questa Chiesa quella che divenne la sua ultima opera in Italia, la dolce mestizia della croce dipinta da Simone resta a testimonianza dell'animo presago dell'artista, che infatti non ritornò più a Siena ma mori ad Avignone.
Nel 1349 lo scultore Giovanni di Balduccio, allievo di Giovanni Pisano, scolpì il bellissimo pergamo che tuttora si può ammirare in Santa Maria al Prato. Da quella data cessano le notizie su Balduccio, perciò non è improbabile credere che questa sia la sua ultima opera.
Nella ultima metà del trecento nelle Chiese di San Casciano lavorarono vari artisti come, Taddeo Gaddi, allievo prediletto di Giotto, Giovanni del Biondo, Cecco di Ser Cenno, il Gerini ed altri. Le loro opere si possono ammirare sia nelle Chiese per cui furuno fatte sia nel " Museo di Arte Sacra " ove sono raccolte.
Durante tutto il quattrocento nel castello di San Casciano, le ricche famiglie fiorentine costruirono i loro palazzi, e per volontà di un sancascianese, Girolamo Castrucci, fu costruito fuori delle mura un vasto convento per i francescani, ingrandito nel 1494 per merito di una donazione fatta da Carlo VIII, re di Francia.
Dal 1512 Niccolò Machiavelli, esiliato nella sua villa di Sant'Andrea in Percussina ( L'Albergaccio ), scrisse le sue più significative opere. La valida spietata concretezza dei suoi scritti non può essere disgiunta dalle amare esperienze di questi luoghi, creati per la pace e troppo spesso usati per la guerra.
Dalla prima metà del cinquecento, consolidatosi lo stato toscano sotto i
Medici, Sancasciano cessò la sua funzione di scolta per Firenze, e, piano piano iniziarono le demolizioni delle porte, delle torri e dei bastioni.
Fu da allora che i castelli del contado divennero ville spaziose, dove le ricche famiglie fiorentine venivano a ristorarsi con il connubio della natura e dell'arte.
Si aprirono le magiche e colorate fornaci dei Della Robbia, che in questo tempo lasciarono molte loro opere a Casavecchia, San Giovanni in Sugana, ed in altre Chiese e ville.
Alla fine del XVI secolo anche la nostra contrada fu pervasa dalla mania riformatrice in nome del barocco imperante, ma il misurato senso del bello impedì, per fortuna, lo scempio che in altre parti distrusse pregevoli opere d'arte.
Dopo Arrigo VII, Castruccio Castracani e Fra Moriale D'Albano, San Casciano conobbe altre rovine. Il 26 luglio 1944, le mine dell'esercito tedesco in ritirata ed un bombardamento angloamericano ridussero nuovamente questa terra ad un cumulo di rovine.
Agriturismi a San Casciano
Di particolare interesse gli Agriturismi a San Casciano che sorgono in piccole borgate un tempo abitate dalle famiglie di contadini, piccoli complessi ristrutturati ed adibiti ad accoglienti agriturismi che regalano un atmosfera di giusto equilibrio tra la realtà contadina e la vita moderna di San Casciano.