Querceto, come altri insediamenti limitrofi, ha origini Longobarde. La storia del 1480 ci racconta che Francesco di Coppo Canigiani possiede un circuito con casa per abitare in località detto Querceto,il quale circuito e casa risultano rubati ed arsi dalle genti del duca di Calabria tre anni fa e ancora non ne ricaviamo nulla,oggi l'abbiamo rilasciato per forza del detto duca di Calabria. Troviamo la famiglia Canigiani che ebbe la signoria sul castello, dalla quale si originarono i Paganelli e i Ridolfi. Per la centralità del luogo, Querceto aveva non poca importanza in termini militari. I Canigiani, per evitare scorrerie,lo cinsero di mura e lo trasformarono in un castelletto con annesse alcune case residenziali. Questo era, insieme a Dudda e Lucolena, uno dei tre castelli che controllavano la Val di Greve, ebbe fine per mezzo del duca di Calabri, che, alla testa delle milizie napoletane, lo arse e lo fece occupare. Il castello di Querceto passò anche alla famiglia Pitti; dopo vari passaggi, oggi è di proprietà della famiglia Francois. La trasformazione nelle forme attuali, nel rispetto dell'architettura d'un tempo, è avvenuta nel 1800. Si presenta a noi con un corpo a forma di <L> che si stacca dal cassero e, in alcune parti delle mura, è stata ricostruita la merlatura guelfa che adorna anche la sommità del cassero. Gli interni diventano tutti aulici fino al punto di esaltare il sentimento predominante che si riallaccia al Medioevo.